La battaglia di Sidone

Sbaragliata la milizia estremista di Ahmed Assir

I lettori ci perdoneranno per l’insistenza con cui torniamo sulle vicende del Medio Oriente. Lo facciamo per due ragioni ben precise: la prima è l’importanza strategica mondiale della regione (da dove parte, non dimentichiamolo, quasi il 70% del petrolio che serve a far funzionare le industrie occidentali ed a far camminare le nostre automobili), la seconda è la presenza nella regione di comunità cristiane antichissime -praticamente nate con Gesù- che oggi versano in una situazione di estremo pericolo.
Veniamo ai recentissimi e drammatici fatti libanesi.
Sulle colline sopra Sidone sorge il Santuario Mariano di Magdouche, un grande edificio di culto edificato vicino ad una grotta -anch’essa trasformata in chiesa- dove la tradizione narra che la Madonna si fermasse ad aspettare Gesù quando questi si recava a predicare a Sidone. La città infatti era integralmente pagana e non era buona cosa che una donna ebrea la frequentasse.
Sono stato al Santuario di Magdouche due volte, la prima nel 2010 e la seconda nell’aprile di quest’anno, durante il viaggio in Libano di cui abbiamo ampiamente parlato in precedenti articoli. Sul vasto piazzale posto a lato della chiesa sorge una grande statua della Madonna, sul cui piedistallo, alto almeno una ventina di metri, si può salire grazie ad una scalinata che sale a spirale lungo le pareti. Raggiunta la cima si può vedere un panorama estremamente istruttivo.
La vista infatti spazia su tutta Sidone (la terza città libanese per popolazione) e, soprattutto, sull’immenso agglomerato di casupole che costituisce il campo palestinese di Ain El Helwe campo che, con i suoi ottantamila abitanti è uno dei più grandi del Libano. I suoi abitanti vivono in grande maggioranza al di sotto del livello di povertà, campando solo di aiuti internazionali e di qualche piccolo commercio. Non è difficile quindi capire perchè sovente predicatori estremisti trovino seguaci tra i disperati pronti a tutto pur di cambiare la propria situazione.
Durante la visita di quest’anno mi sono fatto raccontare dagli amici libanesi qualche cosa su Ahmed Assir un predicatore “salafita” (vedremo in un prossimo articolo il preciso significato di questo termine) che stava raccogliendo seguaci sia nella città di Sidone che nel campo di Ain El Helwe. Assir mi è stato raccontato, è uno di quei personaggi che improvvisamente scoprono di essere stati incaricati da Dio di una missione particolare. Nel caso del nostro personaggio quella di liberare il Libano dai non sunniti ed in particolare dagli sciiti. Un progetto che si combina perfettamente con le intenzioni di molti movimenti operanti in Siria (quelli che noi occidentali vogliamo rifornire di armi perchè instaurino la democrazia) i quali non fanno alcun mistero di voler “cacciare i cristiani dal paese e mandare gli alauiti (una corrente sciita molto diffusa in Siria ed a cui appartiene lo stesso Assad) nella tomba”.

Assir ha scoperto la sua vocazione nel giugno dello scorso anno -in effetti durante il viaggio del 2010 non ne avevo sentito parlare- dopo una serie di viaggi nei Paesi del Golfo. E’ più che presumibile quindi che i quattrini di qualche Emiro abbiano notevolmente “facilitato” l’emergere della suddetta vocazione. Da allora Ahmed Assir ha trasformato la moschea di Bilal Bin Rabah, dove era solito predicare, nel quartier generale e roccaforte di un movimento estremista, composto solo in piccola parte da libanesi, che ben presto si è trasformato in una vera e propria milizia. Lo stesso Assir ha preso l’abitudine di farsi fotografare con in mano un fucile e si è vantato di essere andato più volte in Siria per combattere a fianco dei “fratelli” sunniti contro il regime laicista e -orrore!- alauita di Assad. Con il passare dei mesi Assir è riuscito a trovare seguaci anche fuori da Sidone ed in particolare nei quartieri fondamentalisti di Tripoli e di Beirut Sud. Secondo alcune stime –difficilmente controllabili- i miliziani su cui poteva contare erano circa quattrocento a Sidone, trecento a Tripoli ed un migliaio a Beirut, questi ultimi peraltro malamente armati e poco addestrati. Da diversi mesi, con cadenza quotidiana, il movimento di Assir ha cercato lo scontro con le Autorità, ma, soprattutto con il principale partito sciita, vale a dire il movimento Hezbollah. Strade bloccate, manifestazioni, attentati, disordini di vario genere hanno contrassegnato la vita di Sidone per molti mesi. Nel marzo di quest’anno vi è stata però una vera e propria sollevazione popolare dei commercianti che -vedendo i propri affari praticamente azzerati a causa della tensione- hanno richiesto che le Autorità intervenissero per poter riprendere una civile convivenza. Assir è stato così “convinto” a ritirarsi con tutti i suoi seguaci locali nel grosso sobborgo di Abra, alla periferia di Sidone. Non sono però cessate le provocazioni contro Hezbollah che, anzi, hanno assunto un tono parossistico dopo che, alla fine di aprile, il movimento libanese ha inviato alcune centinaia di militari delle sue truppe scelte in Siria dove hanno aiutato l’esercito siriano a riprendere il controllo della strategica cittadina di Qusayr, pochi chilometri oltre il confine libanese.

Domenica 23 giugno la tensione ha raggiunto il culmine e la situazione è precipitata. L’esercito libanese ha arrestato uno dei luogotenenti di Assir e, per tutta risposta alcuni suoi miliziani hanno attaccato un posto di blocco dell’esercito uccidendo sei militari. Benchè l’esercito libanese (proprio a causa della sua multiconfessionalità) esiti ad intervenire in conflitti interni su base religiosa non poteva restare inerte di fronte ad una provocazione così sanguinosa e così i reparti dell’Armee hanno dato l’assalto al quartiere di Abra ed alla moschea di Rabah. Assir ha reagito ordinando ai suoi uomini di resistere ad ogni costo, incitando alla diserzione i soldati di confessione sunnita e chiedendo ai palestinesi di Hain el Helwe ed a tutti i suoi seguaci di correre in suo aiuto. Gli appelli sono caduti nel vuoto: i suoi milziani si sono rapidamente sbandati davanti all’assalto dei soldati libanesi -nessuno dei quali ha raccolto l’invito alla diserzione-, dal campo palestinese è arrivato un aiuto molto ridotto (una sessantina di combattenti rapidamente neutralizzati dall’esercito libanese) ed i suoi seguaci nel resto del Libano si sono limitati a qualche azione dimostrativa. In meno di due giorni di combattimento così il piccolo esercito di Assir è stato sbaragliato, la moschea di Rabah occupata ed il quartiere di Adra liberato dalla presenza salafita. Sedici morti ed una cinquantina di feriti le perdite dell’esercito, quaranta morti ed un centinaio tra arrestati e feriti quelle della milizia di Assir. Di lui -che peraltro aveva assicurato essere pronto a morire nella sua moschea- nessuna traccia. Qualcuno avanza l’ipotesi che abbia ottenuto rifugio nell’ambasciata del Qatar, altri che sia attualmente in Siria in una zona controllata dai ribelli. In ogni caso ha cessato, almeno per il momento, di essere un pericolo per la convivenza interconfessionale nel Paese dei Cedri il quale ha scoperto inoltre di avere un esercito capace di assicurare la pace interna senza dividersi per linee confessionali. Praticamente un miracolo. Forse la Madonna, che dal piazzale di Magdouche guarda verso Sidone per proteggerla, ha voluto essere della partita.

Mario Villani

P.S.
Amici libanesi ci hanno informato che il villaggo di Abra era fino a prima del 90 un villaggio interamente cristano. Abra infatti vuole dire passaggio e si chiama così perchè la tradizione racconta che la Madonna ci sia passata. A partire dal 1990 i sunniti hanno incominciatio a comprare terreni e case e hanno poi costruito questa moschea. E’ quella che si definisce islamizzazione de territorio.

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