Souvenir du Liban

Otto esponenti dell’Osservatorio per le Comunità Cristiane in Medio Oriente si sono recati dal 24 al 29 aprile in Libano. Tra di loro due redattori del sito “Appunti”, Massimo Granata ed io. Quella che segue è una breve cronaca del viaggio e degli incontri con i Patriarchi delle comunitòà cattoliche di rito orientale. Seguiranno, in articoli successivi, approfondimenti su alcuni dei molti temi trattati -in particolare con il Vescovo di Tiro e con il professor Hagji- in occasione della decina di interessantissimi colloqui avvenuti nei cinque giorni del viaggio. libano

Il gruppo più numeroso è arrivato all’aeroporto di Beirut alle ore diciassette di mercoledì 24 aprile (gli amici Vittorio e Mariolina, provenienti dalle Calabrie, ci hanno raggiunto nella notte perchè viaggiavano con altro volo). Causa il solito traffico infernale, per percorrere i 30 km dall’aeroporto a Jouniè impieghiamo quasi tre ore – a piedi forse facevamo prima – ed arriviamo appena in tempo per la cena. Lungo la superstrada in uscita dall’aeroporto noto la scomparsa degli striscioni di Hezbollah, che invece avevo notato in gran numero nel mio precedente viaggio del novembre 2011. Mi dicono che lo stradone corre tra un quartiere sciita ed uno sunnita e quindi è probabile che i dirigenti di Hezbollah abbiano deciso, in considerazione delle crescenti tensioni tra le due comunità, di evitare atteggiamenti provocatori. Una dimostrazione di buon senso non comune di questi tempi.

La serie degli incontri incomincia la mattina seguente con il Patriarca melchita (greco-cattolico) Gregorio Laham. Il Patriarcato si trova sulle colline alle spalle di Beirut e salendo abbiamo così la possibilità di ammirare lo splendido panorama della costa libanese. Sulla capitale però grava una nuvola scura, indice di un inquinamento di cui nessuno sembra preoccuparsi forse in forza del fatto che il Paese si trova ad affrontare altri e gravi emergenze. Lungo la strada notiamo che il parco macchine dei libanesi denoterebbe una notevole opulenza: auto di grossa cilindrata sfrecciano per le strade nella più assoluta anarchia. In effetti nei cinque giorni di permanenza non abbiamo visto un solo semaforo in funzione e gli unici vigili urbani (peraltro in divisa da commandos) erano intorno allo stadio di Jouniè. Chiediamo agli amici libanesi che ci accompagnano da dove viene tutta questa ricchezza, ma ci rispondono che è solo apparenza, perchè la maggior parte delle auto viene acquistata a credito e restituita quando il proprietario non riesce più a pagare le rate.

Il colloquio con il Patriarca melchita dura quasi due ore. Ci sorprende, abituati come siamo ad un linguaggio “pretesco” fatto di mezze parole e tantissima prudenza, lo stile chiaro e diretto dell’esposizione anche quando si affrontano delicati argomenti politici. Addirittura ci offriamo di spegnere i microfoni dei registratori nel caso il Patriarca ritenesse di dirci qualcosa di confidenziale, ma l’offerta viene cortesemente respinta. Ovviamente l’oggetto principale del colloquio è la crisi siriana. Le affermazioni sull’argomento di tutti i Patriarchi che abbiamo incontrato (Melchita, Siro-cattolico e Armeno-cattolico) sono, al di là di qualche sfumatura, assolutamente sovrapponibili, ragion per cui mi limito a riassumerle una volta sola. Avviso però che abbiamo il filmato di tutti gli incontri e lo stiamo sistemando, pertanto se qualcuno è interessato ad ascoltare interamente le conversazioni (assicuro che ne vale la pena) non dovrà fare altro che richiedercelo.

Secondo i Patriarchi cristiani l’immagine presentata dai media occidentali sulla situazione in Siria è sovente lontana dalla realtà (qualcuno ha parlato apertamente di deformazione della stessa) e condizionata da pesanti pregiudizi ideologici. In altre parole non è attendibile.

Il regime bahatista al potere a Damasco presenta sicuramente difetti e mancanze di cui nessuno nega la gravità, ma comunque garantisce alle minoranze religiose, compresi i Cristiani, una sostanziale e completa libertà di culto ed una uguaglianza di fronte allo Stato. Contro questo regime è in corso una vera e propria guerra alimentata dall’esterno, in quanto la cosiddetta “opposizione armata” è finanziata da potenze straniere, in particolare il Qatar, ed è frammentata in almeno un migliaio di organizzazioni, molte delle quali di orientamento islamista o, addirittura, salafita e rinforzate da un massiccio e continuo afflusso di “volontari” provenienti praticamente da quasi tutto il mondo islamico sunnita. La Siria ha certo bisogno di profonde riforme in senso democratico, ma non di vedere il suo regime rovesciato con la forza, perchè questo aprirebbe la strada ad una devastante guerra confessionale.

I Patriarchi cristiani hanno inoltre tutti sottolineato il rischio di una estensione del conflitto al vicino Libano, definendo questo rischio come una evenienza purtroppo probabile in caso di prolungamento della crisi siriana. Questo a causa della contiguità geografica tra i due Paesi, della presenza in territorio libanese di sostenitori di entrambe le parti in conflitto, nonché dei problemi derivanti dall’afflusso in Libano di quasi 2.000.000 di profughi siriani.

Infine tutti i Patriachi hanno accoratamente sottolineato come le comunità cristiane dei due Paesi mediterranei siano in grave pericolo a causa dell’azione di gruppi islamisti radicali che non fanno mistero di voler cancellare dalla regione la presenza delle minoranze non sunnite. In pericolo sì, ma decise a rimanere in loco ed a svolgere la missione di testimonianza di fronte all’Islam assegnata loro da Dio, ci hanno comunque assicurato i Patriarchi.

Il giorno successivo di buon mattino incontriamo, nella sede patriarcale di Beirut, il Patriarca Siro-cattolico Igniatius III Youna, mentre nel pomeriggio ci riceve il Vicario del Patriarca Maronita Bechara Rai (quest’ultimo, purtroppo, impegnato all’estero). Devo dire che il Vicario maronita (ritengo proprio a causa della sua funzione) è stato sicuramente il più prudente nell’esposizione, pur non discontandosi molto dai concetti ascoltati negli altri incontri. Sabato mattina infine, veniamo ricevuti dal Patriarca Armeno-cattolico Nerses Bedros che, oltre ad affrontare l’argomento Siria, ci ha esposto, su nostra richiesta, una lunga e dettagliata storia della Chiesa armena e delle tragiche vicende che l’hanno contrassegnata. Ma di questo parleremo in altra occasione.

La domenica la nostra missione in Libano si conclude con un viaggio verso il sud del Paese e con la sosta a Tiro per l’incontro con il Vescovo, ma anche di questo parleremo in un articolo successivo.

Mentre scrivevo queste righe sono arrivate una notizia drammatiche sulla situazione in Siria.  Riguarda le dichiarazioni rese dal noto magistrato Carla Del Ponte alla televisione svizzera a proposito dell’uso di armi chimiche nel conflitto in corso. Secondo la Del Ponte vi sono prove che tali armi (pare il temibile gas Sarin) siano state effettivamente già usate, ma dai ribelli e non dall’esercito regolare. E’ una notizia che verrà ignorata dai mass media, ma che deve essere tenuta ben presente allorquando si tenterà di giustificare un intervento armato internazionale in Siria invocando il pretesto dell’uso di armi chimiche da parte del regime.

Mario Villani

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