Aleppo

Aleppo e la battaglia …. delle informazioni

Pierre le Corf da Aleppo 
4 dicembre 2018
Oggi è necessario un piccolo chiarimento: molte cose si stanno preparando, l’inizio del prossimo anno sarà complicato qui e temo qualche cosa di molto cattivo per il 2019… ripenso proprio a tutto quello che è successo e non voglio immaginare che questo possa ricominciare daccapo. Ne ho prese un bel po’ da molti presunti media, durante la guerra fino alla liberazione, per aver trasmesso semplicemente quello che viviamo qui. Molti pseudo giornal-attivisti lavorano con accanimento ancora oggi per sminuire quello che condivido e togliermi credibilità… mi sono imbattuto in un articolo di Le Monde, scritto dal capo del suo Dipartimento Internazionale, un certo C Ayad che prova a farmi a pezzi con delle bacchette cinesi: “Pierre Le Corf ha attivamente lavorato ad assimilare tutti i ribelli a dei terroristi – mentre il numero di jihadisti non ha mai superato il 10 % dei ribelli di Aleppo, secondo le stime più alte dell’Onu- e a nascondere la sorte dei civili dei quartieri orientali. Per quanto riguarda i terribili bombardamenti che ha potuto descrivere, si trattava di bombole di gas montate su razzi artigianali. Niente di paragonabile alle bombe perforanti di una o due tonnellate dell’aviazione russa o dei barili di esplosivi scaricati dagli elicotteri del regime.”
Prima di tutto, se venite a dire ai siriani che c’era solo il 10 per cento di terroristi ad Aleppo, vi prenderete una scarpa in testa. Se verificate le notizie (rapporti dei servizi di intelligence interni in Francia) vedrete che rigorosamente tutti i gruppi conosciuti e affiliati che ci assediavano (e ancora oggi sono nella periferia) sono considerati organizzazioni terroristiche dalla Francia. Quindi in Francia sono dei cattivi, mentre qui sono dei bravi combattenti della libertà? Ridicolo, ma più è grossa (la bugia) più passa. In secondo luogo, vi potevate immaginare che dei mezzi di comunicazione di tale diffusione avessero il coraggio di dire che morire sotto razzi artigianali non è così terribile come morire sotto le bombe di aerei? Non voglio nemmeno entrare nei dettagli riguardo l’assedio terrorista di Aleppo Est: i civili che venivano utilizzati come scudi umani dai terroristi, le fatwe sulla esecuzione sommaria di persone che erano sospettate di parteggiare per il governo…
Ho avuto una tremenda voglia di vomitare leggendo questo, la sofferenza è la sofferenza, quella degli uni sotto le bombe non è superiore a quella degli altri sotto i razzi, qualunque sia il modo o il talento che possiate avere di giocare con le parole per aumentarne o attenuarne gli effetti. Nessuno ha idea di quello che è successo ad Aleppo e della manipolazione, delle bugie, di quanto il terrorismo sia stato sostenuto dall’Occidente. Mi sono abituato a questo piccolo raggiro organizzato da circa una quindicina di persone che sono arrivate al punto di mettermi in pericolo durante la guerra. Vigliacchi che battono sulle loro tastiere senza mai avere personalmente assistito a nulla di ciò che descrivono… è questo il giornalismo? E’ morto quando Aleppo è stata liberata.
Credo che chiunque voglia capire cosa sta succedendo in merito alla disinformazione in Siria dovrebbe imparare dalla storia e da alcune definizioni che infine chiariscono un metodo.
È un argomento tabù ma me ne infischio, sia per gli Armeni, sia come durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni hanno rifiutato l’esistenza di massacri che purtroppo hanno avuto luogo: si è chiamato questo “Negazionismo”. Ecco la definizione di negazionismo: “L’ approccio del negazionismo è caratterizzato dall’uso di una metodologia parziale e disonesta, che realizza la selezione, l’occultamento, la mistificazione o la distruzione di informazioni che confermano l’esistenza del genocidio, mentre i fatti sono stati sicuramente accertati. Inoltre, le sue motivazioni non sono solamente la ricerca di fatti storici, ma nascondono retro pensieri politici o di partito.” Vi lascio riflettere; non si tratta di un concetto, ma di un metodo per orientare l’opinione pubblica, non esitando a distruggere messaggi e messaggeri dentro un obiettivo preciso che appartiene a coloro che lo praticano.
In 7 anni di guerra. Ad Aleppo sono 13.000 i morti dall’inizio della guerra e circa 40.000 i feriti nei bombardamenti terroristici che sono stati cancellati dalla storia o che sono stati sminuiti, 8.000 morti a Damasco e quasi 25.000 i feriti.
Evito di commentare gli eventi politici ma oggi quello che succede in Francia dimostra che dopo aver visto 100 volte lo stesso trucco di magia, la gente comincia a porsi domande e capire che li si prende per cretini. I prestigiatori vedono calare il sipario. 
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“L’ inferno è lastricato di buone intenzioni, come si dice. Stavo cercando del cartone nei resti di una fabbrica occupata dai terroristi, ne ho trovati tanti ed è ideale per accendere un fuoco e scaldarsi.”

Aleppo, 25 novembre
4 quartieri sono stati bombardati con razzi contenenti armi chimiche, cloro … è difficile, molte persone stanno soffocando … mi brucia il naso anche indossando una maschera … Durante la battaglia ci hanno bombardato con bottiglie di gas razzi con cloro ma ovviamente ciò è stato cancellato, la gente cancellata, la verità cancellata … Persino i rapporti ufficiali delle Nazioni Unite mentono grossolanamente … qui la gente muore gratis. Se fossimo in Idleb questo sarebbe in vista nella prima pagina dei media e le navi da guerra sarebbero già in strada per colpirci come negli ultimi due anni, su delle bugie … Cosa accadrà ora nei prossimi mesi ? Cosa ci sta aspettando ?? bugie e bugie, morte e violenza. 

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Aleppo, 24 novembre :Per i bambini, raccolta di giocattoli e vestiti caldi

 Stiamo già comprando e prepariamo giocattoli per bambini durante il mese di dicembre, ma quest’anno se avete giocattoli, peluche, vestiti che non usate più, con i volontari cercheremo di raccogliere in novembre e riciclare come nuovo per distribuirli negli ospedali – campi profughi – associazioni…  L’ idea è che non distribuiamo solo regali, stiamo facendo un piccolo quaderno che verrà distribuito ai bambini e alle famiglie nello stesso tempo (lo stesso nel Ramadan) che è composto da messaggi per bambini, note importanti sulla vita in guerra, Un buon pretesto per condividere un messaggio di speranza e amicizia e visitare le persone in tutta Aleppo. Facciamo lo stesso nel Ramadan, non si tratta di religione, si tratta di persone e di umanità.

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Aleppo, 22 novembre 
Mentre andavo a vedere un amico, davanti alla loro casa, un piccolo razzo si apriva per fortuna senza esplodere. Ne cadono alcune decine ogni giorno in molte zone dell’Ovest di Aleppo. Nel frattempo proviamo a fingere che tutto vada bene, anche se tutto va meglio ci sono ancora 8.000 terroristi nei sobborghi e continuano a colpire la città fino al massimo della loro portata di tiro. Il centro storico della città è ora liberato, i quartieri dove si concentravano i turisti di tutte le nazionalità sono diventati più o meno sicuri, ma non possiamo fingere e non saremo in grado di fingere quando tutto di nuovo esploderà per la grande battaglia, tra pochi mesi al massimo. Molti Paesi stanno preparando i loro giochi, sarà molto violento sul campo ma anche con le parole, la propaganda riprenderà tutto il suo slancio per questa ultima corsa in cui si giocherà il destino di tutto il Medio Oriente. Non ho modo di pubblicare su questo argomento perchè la maggior parte del mio tempo va con il lavoro umanitario qui, ma osservo da lontano gli ” avvoltoi di Aleppo” che girano nell’aria e affilano le loro penne. Vedremo, ma li vedo arrivare a 1000 KM con le loro grandi unghie. Opportunisti che vivono di questa guerra da molto tempo e che non immaginano o rifiutano di vedere il vento girare. Spero che molti si sciacqueranno i denti, … tutte queste bugie, manipolazioni, … il tempo parlerà.

Ora pro Siria

Ad Aleppo, un lavoro educativo

di Pierre le Corf
Pubblico poco ma va tutto bene, ho solo un sacco di lavoro invisibile per il momento.
Abbiamo un programma con i bambini per sensibilizzare alla non violenza in generale, sia nei confronti delle persone che verso animali, in particolare dei gatti, cani e uccelli.
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Non c’è solo molta violenza all’interno di alcuni bambini a causa della guerra, ma anche un sacco di incomprensioni e di ignoranza. Chi ruba un uovo oggi poi ruberà un bue, chi batte un animale adesso, poi sfogherà la sua violenza altrove e sugli altri in futuro. Un giorno sui suoi figli? Su sua moglie?
Per quanto riguarda i bambini che ho in classe o nei miei programmi, si tratta di dare loro alternative di vita, insegnando loro a fare scelte positive e ad esternare ed espellere ciò che li ferisce, altrimenti le stesse armi che li hanno feriti loro le useranno per ferire altri.
Nel frattempo il nostro rifugio è sempre aperto, la nostra strada viene sempre bombardata, è successo sia ieri che l’altro ieri, ma tutto va bene.
We are superheroes
Ora pro Siria

Ad Aleppo la ripresa fa anche up-cycling e si chiama Heart made!



Storie siriane 2018 (2)


raccolte da 

Marinella Correggia










L’upcyclingo riuso creativo è l’utilizzo di materiali di scarto, destinati a essere gettati, per creare nuovi oggetti dal valore maggiore del materiale originale.
E una specie di upcycling tessile appare fra le storie della ricostruzione in Siria, nello specifico la ricostruzione dell’economia e del tessuto lavorativo e sociale nella città di Aleppo. Malgrado un periodico ritorno alla violenza nei quartieri periferici colpiti da ordigni lanciati da gruppi armati arroccati a ovest della città, ad Aleppo la vita quotidiana (acqua, elettricità, disponibilità di beni essenziali) è migliorata molto dopo anni terribili; ma la situazione economica è difficilissima, con un tasso di disoccupazione molto alto, il costo della vita elevato e i salari molto bassi. La maggioranza delle famiglie ha tuttora bisogno di aiuti materiali, come scrive nella sua Lettera da Aleppo n.33 il dottor Nabil Antaki, volontario dei Maristi blu.

In questa tipica situazione di post-guerra, ecco un progetto dalla bella valenza sociale ed ecologica appunto basato sul riutilizzo tessile.



Leyla Antaki, volontaria dei Maristi blu, spiega il progetto Heart Made ad Aleppo:  «Questo progetto di trasformazione di abiti fuori moda in pezzi unici, ideato insieme ad alcune delle nostre giovani volontarie, ha diversi obiettivi. Il primo è dare lavoro a donne sfollate o comunque in stato di bisogno. Sono dieci le donne che ci lavorano, mettendo in pratica quanto appreso nei corsi di taglio e cucito. Ma l’altro scopo è educativo: recuperare tessuti contro lo spreco. Dunque, ricorriamo a stock di magazzino rimasti invenduti nel tempo e li trasformiamo dando loro una seconda vita. I modelli li prendiamo su internet, adattandoli poi ai gusti locali. E con i ritagli, le maniche, i jeans dei pantaloni facciamo borse grandi e piccole, sacchetti che decoriamo. In sintesi si tratta di evitare le spreco tessile, imparare la perfezione nel lavoro e realizzare cose belle. Le donne cuciono cinque giorni a settimana in un ambiente familiare, negli spazi dei Maristi. Abbiamo preso in affitto un negozietto in città per vendere i nostri articoli affinché il progetto diventi autosufficiente. I nostri prezzi sono molto contenuti.»

Auguriamo che il marchio Heart Made ottenga tutto il successo di vendite che merita.

Ora pro Siria

Lettera di Aleppo n. 33: la Siria dimenticata

 Aleppo, 1 luglio 2018
Le notizie dalla Siria sono state accantonate dall’attualità. Il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, la tragedia dei migranti, le elezioni in alcuni paesi europei, il vertice Trump/Kim-Jong-Un, e la coppa del mondo di calcio sono state, dopo la nostra ultima lettera, la notizia in evidenza per i giornali e i media. Tuttavia, la situazione in Siria continua ad essere molto preoccupante e noi viviamo su un barile di dinamite. Gli interventi o la presenza di alcuni Paesi sul terreno rendono la situazione molto complessa, il futuro incerto, i negoziati compromessi e aumentano il rischio di una conflagrazione regionale. Gli Stati Uniti con due basi militari e la Francia, illegalmente installati sul territorio di uno Stato sovrano, sono presenti a nord-Est per sostenere le forze curde che occupano buona parte del territorio. Dall’altra parte, alla fine del gennaio 2018 la Turchia ha invaso il nord-Ovest della Siria per cacciare i gruppi armati curdi ed ora occupa tutta la regione di Afrin. Infine, Israele esegue in totale impunità incursioni aeree sul territorio siriano e sostiene i jihadisti del sud della Siria. Lo stato siriano ha appena lanciato un’offensiva per cacciare gli ultimi gruppi armati ribelli dal sud della Siria, della Regione di Dara’a.
In seguito all’invasione turca della regione di Afrin, 27.000 famiglie composte da 137.000 persone sono fuggite dalle loro città e villaggi. Non hanno portato niente con sè: solo i vestiti che indossavano. Hanno perso tutto: la loro casa, il loro trattore, il loro bestiame, la loro auto… si sono insediati in 11 villaggi e in diversi accampamenti di tende, tra cui «il Campo Shahba», intorno alla piccola città di Tel-Rifaat a 25 km. da Aleppo. Noi, i Maristi blu, non potevamo rimanere indifferenti alle sofferenze di questi nuovi sfollati; abbiamo sentito il loro appello al soccorso (il nostro gruppo non si chiamava forse “L’ Orecchio di Dio” prima che diventassimo i Maristi Blu?). Dopo un periodo di esitazione e di riflessione, temendo per la vita dei nostri volontari, (le forze turche sono a 4-5 km. da Tel-Rifaat), abbiamo deciso di agire: di andare loro incontro, di provare a provvedere ai loro bisogni, di occuparci dei loro figli non scolarizzati, di farci solidali con queste famiglie. E così abbiamo iniziato il progetto e l’avventura “Campo Shahba”.
Con la collaborazione della Mezzaluna Rossa Siriana abbiamo preso in carico le 650 famiglie del villaggio di Kafar Nasseh e soprattutto il Campo Shahba, un campo di 107 tende per 107 famiglie, situato in una pianura nel deserto:
450 bambini che aspettano con impazienza e tanta gioia le nostre visite del mercoledì e della domenica, che ci aspettano all’ingresso del campo e che si riuniscono, in 2 minuti, intorno a noi e ai nostri volontari che li fanno giocare al pallone, disegnare e colorare, ballare, che li educano all’igiene e insegnano loro le basi della scrittura e del calcolo;
110 madri o nonne sono diventate le amiche delle nostre dame volontarie che le riuniscono per ascoltarle, condividere, e consigliarle;
107 famiglie che ci aspettano per avere pacchi alimentari e sanitari, fornelli a gas per la cucina, thermos per conservare l’acqua potabile, pastiglie per sterilizzare l’acqua, ciabatte, vestiti….
Tutto si fa all’aperto, sotto un sole cocente, con 38-40 gradi all’ombra. Abbiamo appena installato una grande tenda, che funge da spazio organizzativo per gli incontri con i bambini e le donne, almeno all’ombra.
Ci andiamo almeno 2 volte a settimana; un’ora e mezza di tragitto e molteplici check-points da attraversare; i 15-20 volontari ad ogni visita sono attesi con il sorriso e la gioia, tanta gratitudine e anche molta attesa. Gli sfollati sono disperati: vogliono tornare a casa o andare ad Aleppo, ma le 2 opzioni sono loro vietate.
Ad Aleppo, la situazione di sicurezza era molto buona dopo l’evacuazione dei gruppi armati e la liberazione di Aleppo dai terroristi di al Nusra. Tuttavia, i mortai lanciati dai ribelli installati ad ovest di Aleppo continuano a cadere quotidianamente su alcuni quartieri periferici. Il 27 giugno abbiamo vissuto la giornata peggiore da 18 mesi: molte granate sono cadute su Aleppo, nei quartieri residenziali, facendo molti morti e feriti. Le schegge hanno persino raggiunto i nostri locali. Uno dei nostri volontari ci ha quasi lasciato la vita.
La vita quotidiana migliora progressivamente con il ripristino dell’erogazione di acqua ed elettricità, anche se razionate, la disponibilità sul mercato di prodotti e merci. Per contro, la situazione economica è ai livelli infimi; il tasso di disoccupazione è molto elevato, il costo della vita è altissimo, i salari sono talmente bassi da non permettere ad una famiglia di vivere degnamente, e gli aleppini, che hanno i mezzi per investire e che erano fuggiti dal paese, non sono tornati. La maggior parte delle famiglie di Aleppo ha sempre bisogno di essere aiutata per vivere e sopravvivere.
Noi Maristi Blu, abbiamo mantenuto la distribuzione dei panieri alimentari e sanitari alle famiglie che abbiamo in carico, ma riteniamo che dopo 6 anni di aiuto queste distribuzioni, un giorno, dovranno fermarsi. Crediamo che la priorità delle priorità sia trovare un lavoro ad ogni persona aiutata. Lavorando, potrà farsi carico dei propri bisogni; essere finalmente indipendente dagli aiuti ricevuti per anni; vivere dignitosamente del proprio lavoro e non pensare più di lasciare il Paese.
Così abbiamo creato il nostro programma “i micro-progetti”: Abbiamo già organizzato 7 sessioni di formazione con 16-20 adulti per sessione. Gli esperti insegnano in 48 ore “come creare il proprio progetto”. Alla fine delle sessioni, i candidati presentano i loro progetti alla giuria che li valuta, fornisce i consigli necessari e sceglie i migliori progetti in termini di fattibilità, redditività e sostenibilità per essere finanziati da noi. Da un anno e mezzo abbiamo già finanziato 50 progetti e permesso a più di 90 famiglie di vivere del loro lavoro.
Il nostro progetto “Heart Made”, dove le donne trasformano abiti fuori moda in pezzi unici molto apprezzati, dà lavoro a 11 madri di famiglia.
Il nostro altro progetto “Marie” per la confezione di indumenti di cotone per neonati fa vivere 24 famiglie.
Vi avevamo annunciato, nell’ultima lettera, la prossima pubblicazione della nostra opera, “Le Lettere di Aleppo”. Si tratta di una raccolta di tutte le nostre lettere scritte dall’inizio della guerra da frère Georges e me, arricchito di estratti d’interviste, di articoli di stampa e testi scritti dall’ uno o dall’altro. La nostra opera è stata finalmente pubblicata dalle edizioni “L’Harmattan”. Potete acquistarlo o ordinarlo nelle librerie o online sui siti della FNAC, Amazon o l’Harmattan. Vi invitiamo ad acquistarlo, a leggerlo o a regalarlo; ci auguriamo che la nostra testimonianza possa raggiungere il maggior numero di persone possibile; il giornale “La Croix” l’ha appena selezionato tra i quattro libri, sul Medio Oriente, che bisogna assolutamente leggere quest’estate (La Croix, supplemento di giovedì 28 giugno).
Tutti i nostri progetti continuano grazie alla vostra solidarietà e ai vostri doni. L’aiuto all’alloggio delle famiglie sfollate, la distribuzione dei panieri alimentari e sanitari, la distribuzione mensile di latte a 3000 lattanti e bambini di età inferiore ai 11 anni…. e soprattutto il nostro programma medico che con il progetto “Camp Shahba” e il programma “Micro-progetti” citati in precedenza, è uno dei 3 programmi prioritari dei Maristi Blu. Sì, la gente ha bisogno di sostegno finanziario per le cure mediche o i loro interventi chirurgici e il nostro dovere è di aiutarli.
Riguardo poi ai nostri progetti educativi, alcuni sono in pausa estiva come “Imparare a crescere” e “Voglio imparare” per i bambini dai 3 ai 7 anni.
Il “MIT” (per la formazione degli adulti), “Skill school” (per l’accompagnamento degli adolescenti), “L’ eradicazione dell’analfabetismo”, l’insegnamento del cucito (taglio e cucito) e delle lingue (Progetto Speranza), proseguono i loro compiti pedagogici. Abbiamo appena concluso un ciclo di sessioni di 4 mesi per la “formazione e lo sviluppo della donna”. 80 donne di età superiore ai 30 anni e 80 ragazze di età inferiore ai 30 anni, ne hanno beneficiato. Dopo una pausa in luglio e agosto, speriamo che il ciclo riprenda con altri beneficiari. Nel frattempo organizziamo incontri di formazione e di accompagnamento per le ragazze che hanno tra i 12 e i 15 anni.
Ecco, in breve, le nostre notizie. Proseguiamo la nostra missione, che consiste nel “vivere la solidarietà con i più poveri per alleviarne le sofferenze, sviluppare l’umano e seminare la speranza. “
Spero che questa “lettera di Aleppo n. 33” vi troverà, cari amici, in buona salute e vi auguro buone vacanze estive.
Nabil Antaki, per i Maristi Blu

PER SOSTENERE IL PROGETTO ‘EMERGENZA SFOLLATI DI AFRIN’ , la ONLUS ITALIANA AIULAS IN COLLABORAZIONE CON I MARISTI BLU DI ALEPPO promuove una raccolta di fondi destinati all’acquisto di beni di prima necessità per le famiglie sfollate da Afrin che vivono nel Campo Shahba . Qui il link per tutti i dettagli su come inviare un contributo :
https://www.aiulas.org/i-nostri-progetti/emergenza-sfollati-di-afrin/

Ora pro Siria

Aleppo dice addio a suor Marguerite, angelo dei malati per 50 anni

Commemorazione di Suor Marguerite

Suor Marguerite è nata il 3 giugno 1928 a Jezzine, in Libano, con il nome di Nadima Slim.
E’ la quarta in una famiglia di 5 fratelli.
All’età di 8 anni, perde sua madre. Viene inviata all’orfanotrofio delle Suore di ‘San Giuseppe dell’Apparizione’ a Khan in Saida (Libano) per continuare la sua educazione.
Nel 1949, a causa di un problema alla schiena, viene mandata ad Aleppo per un intervento chirurgico di ernia del disco dal Dr. Henri Fruchaud. Dopo 3 mesi di convalescenza molto dolorosa, lei rimane qui e vi lavora per circa un anno. Durante questa esperienza, il Signore la chiama a dare la vita al servizio degli altri.

Nel 1950, entra nel Postulato e fa il suo Noviziato a Marsiglia, dove emette i suoi primi voti nel 1952 e riceve il mandato per la missione dell’ospedale di Aleppo. Data la giovane età, le sue qualità professionali ed umane, il dott. Fruchaud la prende come assistente in sala operatoria. Con lui, lavora giorno e notte per alleviare la sofferenza degli ammalati.
Nel 1958, pronuncia i suoi voti perpetui.
Nel 1963, viene inviata ad Attar in Mauritania, poi a Port Etienne (ora Nouadhibou); successivamente a Nouakchott dove lavora presso il dipartimento di chirurgia dell’Ospedale Nazionale.
Poi nel 1968, trascorre un anno a Lione. Date le sue capacità organizzative, viene rimandata all’ospedale di Aleppo per “un anno” con la missione di risollevare l’ospedale che era in difficoltà: un anno che invece si protrarrà fino ai suoi ultimi giorni.

Nel 1983, diventa Direttore dell’Ospedale e assumerà questa responsabilità cercando di fare di questo ospedale uno dei migliori della Siria: Ha introdotto e cambiato tutto ciò che era necessario per servire al meglio gli ammalati, ed anche i medici e il personale infermieristico. Non ha risparmiato alcuno sforzo per rinnovare l’attrezzatura e i diversi servizi. Cercava sempre il meglio senza alcuna considerazione per i costi finanziari.
Durante la guerra, nonostante le molte difficoltà, ha voluto con l’accordo di tutte le Sorelle tenere aperto l’ospedale e dare tutto il necessario per poter curare la popolazione e specialmente i civili feriti a motivo della guerra.
Era una donna di fede, che ha fondato la sua vita e la sua azione su Cristo. Ha tratto la propria forza e dinamismo dalla preghiera e nella meditazione.

Lavorare per la maggior gloria di Dio, adempiere la sua Volontà e favorire la Provvidenza, è stato per Suor Marguerite l’orientamento costante della sua vita.
La sua fiducia in Dio dentro l’insicurezza, il distacco da tutte le cose materiali, una devozione speciale per la Vergine Maria e per le anime del Purgatorio, ci hanno rivelato tutta la ricchezza di un’anima appassionata di Dio e di ogni uomo.
Durante la sua lunga malattia, ha mantenuto l’attenzione per l’ospedale e ha seguito tutte le attività con una mente ampia e con cuore aperto, per il bene dei malati e dello staff.

In sintesi:
UNA VITA INTERAMENTE DONATA A DIO E AL SERVIZIO DELLA POPOLAZIONE DI ALEPPO!
Per questo, rendiamo grazie a Dio e che la sua memoria e testimonianza di vita rafforzino la nostra Speranza e ci siano d’esempio e di slancio verso il futuro, per l’avvento del Suo Regno.

 Le Suore dell’Ospedale Saint Louis, Congregazione di San Giuseppe dell’Apparizione 

Ora pro Siria

I cristiani, Aleppo e la festa di Natale

Pubblichiamo di seguito la testimonianza di Joseph, un amico cristiano di Aleppo che racconta la sua esperienza durante la devastazione della guerra e come la chiesa siriana ha vissuto in questi anni sempre accanto al bisogno; nel riconoscimento di Cristo presente in tutto ed in tutti.

Io mi chiamo Joseph, sono cristiano di Aleppo, abito in quartiere di maggioranza cristiana. Esistono molte parrocchie e chiese nel mio quartiere . Io  appartengo alla parrocchia dei frati minori; sono cresciuto in questa parrocchia e frequento tutte le attività cristiane sin da piccolo. Fino ad un anno fa ero  ancora ad Aleppo poi sono partito, ho vissuto questa guerra per cinque anni in tutti modi, erano tempi terribili, rischiosi. Erano tempi in cui le bombe potevano colpire sempre e in qualsiasi momento. Quando mandavamo il nostro bambino a scuola pregavamo ogni volta che tornasse salvo. La scuola non aveva né corrente , né riscaldamento.

La vita era molto dura, Gesù è morto una volta, noi morivamo tutti i giorni: un missile alla fine ha colpito la mia casa ma io e la mia famiglia ne siamo usciti sani e salvi.

Ho due bambini uno è nato durante la guerra. Prima facevo la guida turistica ma appena è cominciata la guerra ho perso subito il lavoro. Così per mantenere la mia famiglia spendevo una parte del risparmio degli anni lavorativi e un’altra parte mi era fornita dal sostegno della chiesa. Da cristiano durante gli anni di guerra ho vissuto una vita tranquilla senza sentire nessun rischio di persecuzione contrariamente a quanto hanno detto i media.

Noi cristiani siriani siamo da sempre abituati a vivere in convivenza, per tutto il tempo delle ostilità  noi siamo andati sempre a sentire la messa e la chiesa era sempre piena di fedeli e ogni attività presso la parrocchia era attivamente frequentata.

Quest’anno davanti a casa mia è stato montato  l’albero di Natale più grande della città di Aleppo e al momento dell’inaugurazione dell’albero è intervenuto il governatore. E’ stata una grande festa e il mio parroco ha sistemato sulla facciata della nostra parrocchia la famosa croce francescana di Gerusalemme, ciò ha riscosso l’apprezzamento sia dei cristiani che dei musulmani.

La popolazione cristiana siriana è autoctona e vive da sempre in Siria. A causa dell’incremento demografico, la comunità nel corso dei secoli è andata diminuendo rispetto alla comunità musulmana. Essi rappresentano il 12 % prima della guerra, in sostanza i cristiani erano due milioni di su un totale di 26 milioni di abitanti.

La presenza cristiana in Siria risale a circa mille anni fa, dopo che era tramontata l’epoca dei crociati. E’ intorno a quel periodo  che cominciarono ad affluire missionari , che per questo successivamente si diffusero conventi di diverso rito e cominciarono a fiorire vocazioni. Francesco d’Assisi è stato il primo missionario ad essere arrivato in Oriente. Durante la sua visita che avvenne nel 1229, incontrò Re Adele fratello di Saladino.

Attualmente i cristiani di Aleppo sono divisi in nove riti diversi e sono una comunità molto attiva e hanno una presenza notevole. La convivenza con i musulmani per tantissimi anni si è sviluppata in un clima di concordia e fraternità fino a quando non è arrivata la guerra. L’estremismo radicale islamico prima non si palesava anche se esisteva sottotraccia, ma la guerra lo ha fatto emergere in tutta la sua violenza.

A proposito dei cristiani, nella situazione di crisi attuale essi sono scesi di un  4 % rispetto al periodo ante-guerra. Di questi, più della metà sono partiti dall’inizio della guerra, avevano paura  per la violenza nel paese e per il loro destino e quindi hanno lasciato il paese partendo in diversi paesi e in diversi modi.
Tuttavia,  da un anno circa – cioè da quando l’esercito nazionale ha sconfitto i terroristi –   la situazione si è stabilizzata e la sicurezza è aumentata.

Quindi la minoranza cristiana continua a vivere la vita quotidiana abbastanza normalmente. Le difficoltà quotidiane naturalmente permangono: la corrente elettrica che da anni non c’era adesso viene erogata un paio di ore al giorno e per un uguale periodo di tempo l’acqua. Inoltre il gas e il gasolio sono carenti e quando si riescono a reperire, sono molto cari come del resto ogni cosa. A questi problemi si aggiunge la disoccupazione aggravata dal fatto che le fabbriche sono state bombardate o saccheggiate. Quindi la situazione di bisogno è grande: una famiglia media di quattro persone ha bisogno oggi di 250.000 lire siriane al mese (equivalenti a 500 euro circa) per vivere.

A causa di tutto questo, le famiglie non sanno come fare a mantenersi. Tuttavia l’aiuto della chiesa non si è mai fermato dall’inizio della guerra, ed offe un sostegno che copre quasi la metà della cifra che ho indicato. Tutti i di Aleppo inseriti nel programma di sostegno mensile della chiesa ricevono aiuto: ogni famiglia riceve un sostegno proporzionato al numero di componenti del nucleo familiare. C’è da dire che però molti cristiani non accettano l’aiuto perche si sentono umiliati; tanti di loro prima della guerra erano benestanti e dopo la guerra si sono trasformati da benefattori a bisognosi di aiuto.

La chiesa in Siria attualmente è forte più che mai, dato che è da cerniera tra i donatori ed i beneficiari siriani che non hanno più reddito a causa della guerra e fornisce la rete di distribuzione degli aiuti.

E’ degno di nota che la chiesa è rimasta sempre vicino ed ancora oggi è vicina alla sua comunità ed è sempre pronta a mettere a disposizione qualsiasi tipo di aiuto. Come ad esempio un aiuto fondamentale in questo periodo per la ristrutturazione della casa danneggiata dai colpi inferti dalla guerra.

In sostanza, la chiesa concede anche alla sua comunità:

  • vitto
  • borsa alimentari mensile,
  • aiuto materiale per altre spese e le spese della scuola per bambini.
  • latte per neonati.
  • interventi chirurgici.
  • sostegno di gasolio per il riscaldamento.
  • sostegno materiale per pagare abbonamento privato ad avere una linea elettrica e illuminare la casa.
  • un sostegno a comprare mille litri di acqua dal mercato nero.

Oltre a questi aiuti di base, ultimamente la chiesa fornisce anche un sostegno per riavviare un’attività commerciale; un sostegno per i fidanzati che desiderano  sposarsi e quant’tanto altro. In particolare è meritorio gli aiuti che essa fornisce agli anziani: ci sono tante situazioni in cui i figli sono partiti all’estero ed hanno  lasciato indietro i vecchi genitori che non riescono a sostentarsi. In simili tragiche situazioni, la chiesa manda a casa volontari per venire incontro alle loro esigenze.

La chiesa offre l’aiuto anche nella speranza di mantenere i cristiani nel paese e non andarsene. Di conseguenza la gratitudine ed il legame tra i fedeli ed i loro pastori si è rafforzato. Le messe domenicali sono piene più che mai, il catechismo è sempre affollato di bambini delle famiglie cristiane e il parroco non esita a offrire un dolcetto dopo ogni fine attività , un caffè dopo la messa. Però di fronte a tutta questa meritevole attività benefica in genere i religiosi siriani sono anziani e da anni in Siria non arrivano altri preti.

Il rapporto tra le famiglie cristiane e la parrocchia è un rapporto forte e vicino, che forma una sorta di nucleo unico; la guerra ha unito la gente sotto un ombrello fraterno nel bene e nel male.

Come già detto però nel sottofondo  permane il pericolo e si è ancora lontani da una sicurezza completa. Le forze armate siriane non costituiscono una forza sufficiente a concludere immediatamente la guerra. Per far questo occorrerebbe la buona volontà degli Stati Uniti e dell’Europa. Ma siamo lontani da questo visto che si sono rinnovate da poco le sanzioni. Questo scenario  impedisce il progetto della ricostruzione del paese.

Così cinque milioni di sfollati siriani sono ancora sparsi in tutto mondo. Questa massa di persone, 250.000 sono i giovani maschi che sono scappati per non essere chiamati a svolgere il servizio di leva e quindi partecipare ai combattimenti. Quindi nel paese c’è penuria di giovani e ciò renderà anche problematica la  ricostruzione:  manca una moltitudine di figure professionali e in molti settori lavorativi c’è la mancanza di manodopera.

Il percorso per riportare il paese nella situazione anteguerra sarà lungo finchè la situazione non sarà definitivamente stabilizzata.
Per ora pochissima gente è tornata e sta all’estero resta all’estero. Anzi, anche attualmente molti cristiani hanno chiesto l’immigrazione in Canada e in altri paesi mentre altri si sono ricongiunti alle famiglie già residenti all’estero.
La tendenza è ancora quella dell’esodo all’esterno. Tutti preparano la valigia per partire perche nonostante sia finito il pericolo, la pace in Siria tarda ad arrivare e nessuno la può garantire. Inoltre permane la forte incertezza della ricostruzione e tutti i problemi avvenire che questo lungo periodo prospetta.

Però sebbene i cristiani rimasti ad Aleppo nonostante tutto hanno accettato di rimanere, oggi hanno bisogno di aiuto; soprattutto di aiuto morale e spirituale. Hanno bisogno di una mano dall’occidente, ma i cristiani e tutti i siriani indifferentemente sanno che l’ultimamente l’ occidente sostiene il terrorismo. Su internet è facile vedere le immagini degli aiuti umanitari che arrivano in Siria per le famiglie dei terroristi, forniscono questi aiuti per permettere agli uomini di combattere il regime, a questi aiuti settari si aggiungono anche le sanzioni europee contro il popolo siriano.

Un gran numero di jihadisti europei sono venuti ed hanno provocato morte e devastazione. Per queste ragioni il giudizio dei siriani sugli europei non è più molto positivo.

Oggi noi cristiani, dopo la sconfitta dei terroristi abbiamo bisogno di aiuto per non lasciare il paese; anzi desideriamo rimanere nella nostra terra e abbiamo bisogno per questo che gli europei ci aiutino nella ricostruzione degli edifici urbani , nella ricostruzione delle famiglie e della società, favorendo un clima di sicurezza.

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