Jocelyne Khoueiry

La Madre di Dio nella storia della Chiesa Maronita

La Santa Vergine, il Libano, i Maroniti. Tre realtà compenetrate e inscindibili

Madre Di Dio - HarissaLa comunità monastica maronita è stata fondata nel IV° secolo dal santo anacoreta Maroun, e fu successivamente trasformata in Chiesa patriarcale agli inizi dell’VIII° secolo, a seguito della vacanza della sede di Antiochia già occupata dagli Arabi. A causa di una serie di feroci persecuzioni la sede patriarcale antiochena-maronita venne trasferita, agli inizi del X° secolo nella regione del Monte Libano già evangelizzata da discepoli di San Maroun fin dal V° secolo. In Libano i Maroniti divennero un popolo e una nazione, organizzata e diretta dalla Chiesa la cui sede patriarcale fu consacrata alla Vergine Maria. Per comprendere l’intimo rapporto che ha sempre unito la Chiesa maronita alla Madre di Dio è fondamentale considerare due dati interessantissimi: un testo siriaco maronita che si trova al British Museum e un’icona scoperta provvidenzialmente durante un restauro ad opera delle suore carmelitane del convento della Theotokos.

Il testo

Si tratta di un manoscritto del XII – XIII secolo che contiene una raccolta di Beth Gazo (letteralmente tesori). Si tratta di canti e inni su temi differenti, ma tutti, in qualche maniera facenti riferimento alla Madre di Dio. Questi canti costituiscono, secondo le affermazioni di due studiosi (l’Abbè Tabet e Monsigor Boutros Gemayel) un elemento costante di tutti i servizi liturgici della Chiesa siro-maronita. L’importanza di questa fonte liturgica sta nel fatto che è precedente a qualunque influenza latina ed è quindi rivelatrice di una teologia e di una spiritualità autentica della Chiesa maronita. I canti alla Madre di Dio riguardano tutte le feste mariane che accompagnano il ciclo liturgico di questa Chiesa orientale, dalla festa della Visitazione fino a quella della Dormitio celebrata il 15 agosto e considerata una tra le più grandi feste nelle Chiese orientali in generale e in quella siro-maronita in particolare. Tra le feste più antiche troviamo quella di Nostra Signora delle semenzi e di Nostra Signora delle vigne che erano probabilmente feste dedicate a dee pagane convertite in onore della Madre di Dio. Lo spirito che emana da questi canti è particolarmente concentrato sulla maternità divina di Maria, chiaramente menzionata in tutte parti di questi canti. Questo tema ricorrente rivela la solida fede dei Maroniti nel mistero dell’Incarnazione che costituisce la fonte di tutte le glorie della Santa Vergine: la sua perfetta purezza, la sua verginità perpetua e sopranaturale, la sua Assunzione ed infine la sua elezione a Nuova Eva che offre ad Adamo il frutto della vita.

La mariologia maronita è profondamente cristologica. La Madre di Dio accompagna suo Figlio lungo tutto il percorso della sua economia salvifica. E’ una posizione teologica e spirituale frutto della scuola monastica fondata da San Maroun e dai suoi discepoli. Di questa scuola Teodoreto di Cyr scrisse: “ Così furono questi monaci: gente semplice, umile tutta piena dell’amore di Cristo, virtuosi fino all’eroismo, completamente consacrati alla contemplazione di Dio ed alla santificazione delle loro anime, obbedienti alla gerarchia ecclesiastica” . Queste caratteristiche convinsero l’imperatore Teodosio, all’indomani del Concilio di Calcedonia, a iniziare la costruzione di un grande monastero dedicato a San Maroun sull’Oronte, nella pianura di Apamea, monastero che divenne un baluardo dei difensori degli insegnamenti conciliari sulle due nature di Cristo di fronte all’eresia monofisita.

La fede dei maroniti sulla veridicità dell’Incarnazione di Cristo, annunciata e sostenuta a prezzo di gravi sacrifici è la chiave di volta di tutta la loro mariologia. Una mariologia sempre basata sull’unione tra la Madre e il Figlio. La nascita di Cristo nell’umano seno della Vergine Maria, “senza che Egli si allontani dal Padre”, costituisce la porta d’entrata principale ad una venerazione mariana sana ed eminente espressa dalla Chiesa maronita nel corso dei secoli. Questa Chiesa testimone e missionaria eleva incessantemente le sue preghiere alla Santa Vergine affinchè Ella protegga e accompagni il suo cammino e la sua missione. “Che la tua preghiera sia sempre con noi o Madre di Dio” è il canto che unisce i Maroniti del mondo intero attraverso la loro storia

L’icona conosciuta come icona di Nostra Signora di Ilige

Ilige è un piccolo villaggio situato sulla montagna sopra Byblos. Qui è rimasto il patriarcato maronita dagli inizi del XII° secolo fino alla metà del XV°. Nel 1980 l’Ordine Maronita Libanese, che gestiva l’antica sede patriarcale, decise di restaurare un’icona posta in una cappella e venerata da tutte le popolazioni dei villaggi circostanti. Per fare questo l’icona venne trasferita al convento delle suore carmelitane di clausura della Theotokos ad Harissa. La tavola che raffigurava la Vergine Maria con il Bambino in braccio era particolarmente danneggiata dal fuoco e dall’ umidità. Nel corso dei lavori di restauro le suore, esperte di iconografia, scoprirono che sotto lo strato di pittura ve ne era un altro, completamente coperto da quello successivo. Per poter effettuare un lavoro ed una ricerca più completa l’icona venne inviata in Francia dove, per ben sei anni, degli esperti compirono un’opera ed una ricerca minuziosa che permise di scoprire la figura originale: un affresco risalente al X° secolo che rappresenta una figura della Madonna del tutto simile a quella di icone ancora precedenti (VI e VII°) secolo conservate a Roma e in Calabria. Questa figura della Madonna, secondo la tradizione teologica antiochena, sarebbe ispirata da una figura originale dipinta addirittura dall’Evangelista Luca. L’icona della Madre di Dio rivela e conferma quindi la linea teologica dei maroniti e la loro fede nella natura umana di Cristo e nella Maternità Divina di Maria.

Secondo il vescovo Boutros Gemayel l’icona di Ilige ricapitola nei suoi strati di pittura le peripezie della storia della Chiesa Maronita. E’ probabilmente l’icona che ha accompagnato i patriarchi e i monaci durante i loro spostamenti causati dalle persecuzioni a partire da quello del X° secolo quando decisero di abbandonare il grande monastero sull’ Oronte. Arrivarono in Libano, accompagnati dalla loro Madre che non ha mai cessato di proteggerli. Ella è arrivata in Libano, terra del suo cantico dei cantici, per essere la Regina amata da tutti e la Madre che veglia per fare del Libano un messaggio di amore che sopravviva a tutte le aggressioni.

Jocelyne Khoueiry *

(dal testo della conferenza tenuta a Lourdes nel 2009)

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* Traduzione ad opera di Mario Villani che si assume ogni responsabilità in ordine ad errori e/o omissioni
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