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Si ripresenta il piano per la ‘balcanizzazione’ della Siria ?

Per comprendere gli eventi caotici che in questi giorni hanno spiazzato le aspettative di una ormai vicina pace per la Siria, riproponiamo alcuni articoli apparsi qualche tempo fa. Iniziamo con un articolo di F. William Engdahl (*) pubblicato nel febbraio 2016 su New Eastern Outlook. Riteniamo che valga la pena rileggerlo per comprendere, se ce ne fosse ancora bisogno, cosa soggiace alla guerra in Siria. Ce l’hanno presentata come una guerra civile degenerata per l’intromissione degli estremisti (una delle versioni), ma va ribadito che questa guerra dai risvolti geopolitici molto complicati è ben altro che un guerra di liberazione dall’oppressione di un dittatore.
  Gb.P.  OraproSiria

Fonte: New Eastern Outlook
Il piano Feltman-Bandar
Jeffrey D.Feltman ( fino a marzo 2018sottosegretario Generale per gli Affari politici dell’ONU) è uno specialista dei trucchi sporchi del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Fu ambasciatore in Libano nel periodo dell’assassinio di Hariri nel 2005. Prima ancora Feltman prestò servizioin Iraq all’indomani dell’invasione militare statunitense. Ancor prima, fu inviato in Jugoslavia, nei primi anni ’80, per svolgere un ruolo nello smembramento di quel Paeseda parte di Washington. Il suo curriculum suggerisce che egli sia uno specialista di Washington nell’ amata e spesso praticata arte dello smembramento di una nazione. La distruzione del regime di Bashar al Assad è la sua attuale ossessione. Non esattamente quel che dovrebbe essere un mediatore neutrale” di pace. Infatti, nel 2008, Feltman ha scritto un piano segreto con l’ex ambasciatore saudita a Washington, il principe Bandar bin Sultan, soprannominato“Bandar Bush” daGeorge W. Bush per i suoi intimi legami con la famiglia Bush. Quel piano Feltman-Bandar è stato rivelato in documenti interni estratti nel 2011 tra lemigliaia di file di STRATFOR, la torbida consulenza di “intelligence strategica” degli Stati Uniti delDipartimento della Difesa e dell’industria militare .
Quel programma denominato “Feltmanplan”,finanziato da un contributo di 2 miliardi di dollari provenienti dallecasse saudite di Bandar, descrive in dettaglio cosa è successo da quando Washington, sotto l’allora Segretario di Stato Hillary R. Clinton, ha lanciato la guerra in Siria nel marzo 2011, dopo aver distrutto la Libia di Gheddafi. Il piano Feltman-Bandar “strategicamente” dipendeva dallo sfruttamento del legittimo desiderio dei popoli di libertà, dignità e affrancamento dalla corruzione, trasformando questi desideri in una rivolta contro Assad.
Il piano Feltman-Bandar prevedeva la divisione della Siria in diversi gruppi etnici: alawiti, sunniti, sciiti, curdi, cristiani e di suddividereil paese in tre zone:grandi città, piccole città e villaggi. Da alloragli Stati Uniti e il Regno dell’Arabia Saudita piùalcuni alleati selezionati,iniziarono l’addestramento segreto e il reclutamento di cinque livelli o reti di attori, controllati dalla CIA e dall’intelligence saudita, che Bandar in seguito guidò, per eseguire la distruzione o lo smembramento nazionale della Siria. Il piano delineava le cinque reti che avrebbero manipolato.
(traduzione testuale)
:
1- Il “carburante”: giovani istruiti e disoccupati che devono essere collegati ma in modo decentralizzato.
2- I “teppisti”: fuorilegge e criminali provenienti da aree remote, preferibilmente non siriani.
3- I “settarismi etnici”: giovani con una formazione limitata che rappresentano comunità etniche che sostengono o si oppongono al presidente. Devono avere meno di 22 anni.
4- I “media”: alcuni leader delle istituzioni della società civile che hanno finanziamenti europei e non americani, per nascondere il ruolo degli Stati Uniti.
5- Il “Capitale”: commercianti, proprietari di società, banche e centri commerciali solo a Damasco, Aleppo e Homs .
Lo scopo di quel “piano” di Feltman-Bandar del 2008 secondo fonti ben informate era quello di riportare la Siria all’età della pietra.Fu comandato adogni setta reclutata dai sauditi e dalla CIAdi“commettere orribili e sanguinosi massacri contro i trasgressori. Questi crimini devono essere filmati e pubblicati sui media il prima possibile. Se vediamo le innumerevoli foto delle città, dei villaggi e delle città siriane oggi, è più o meno quello che è stato realizzato in cinque anni di guerra.Esattamente l’obiettivo del piano.
Ora, come Segretario Generaleaggiuntodelle Nazioni Unite per gli affari politici, non ci si può aspettare che Jeffrey Feltman, come il proverbiale gattopardo, abbia cambiato le sue posizioni. Di fatto, il Segretario Generaleaggiuntodelle Nazioni Unite ai colloqui di Ginevra può sabotare sapientemente qualsiasi esito positivo in termini di un cessate il fuoco in Siria in modo che si possa preparare la strada a elezioni nazionali pacifiche prive di malversazioni saudite, turche o del Qatar.
La strategia dei Sauditi: Incolpare i Russi e Assadper il fallimento dei negoziati.
A Ginevra, l'”opposizione” sostenuta dall’Arabia Saudita, la pomposa HNC, High Negotiations Committee(Alto Comitato per i Negoziati), i cui membri sono stati scelti dalla monarchia saudita come lealisti tribali sunniti, descritta dai media come “la più importante alleanza dell’opposizione” , non ha fatto altro che sconvolgereogni tentativo, insistendo sul fatto che nessun colloquio di Ginevra può andare avanti,a meno che l’ONU non ponga fine ai“crimini”del governo siriano come pre-condizione per la loro partecipazione. Infine, il 2 febbraio, la delegazione saudita di HNC di Ginevra si è ritirata dai colloqui, di fatto annullandol’intero sforzo. La loro giustificazione era una bugia. Hanno addotto come motivazione della loro fuoriuscitail continuo bombardamento di sostegno russo per liberare Aleppo e altre città dall’assedio terrorista, incolpando la Russia e Assad per violazione del “diritto internazionale”. Ovviamente non hanno specificato quale legge o diritto avesseroin mente.
In particolare, Farah al-Atassi, portavoce del Comitato per le alte negoziazioni, ha accusato, in modo del tutto falso, che un’offensiva russo-siriana contro il DAESH o l’ISIS e il gruppo terroristico Al Qaeda chiamato Al Nusra Front erano il motivo del gruppo per rifiutare l’incontro: “Il nostro l’obiettivo è garantire l’immediata attuazione dei paragrafi 12 e 13 della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prima dell’inizio di qualsiasi negoziato. È chiaro dalla situazione attuale che il regime e i suoi alleati – in particolare la Russia – sono determinati a respingere gli sforzi delle Nazioni Unite per attuare il diritto internazionale “.
Il paragrafo 12 della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del dicembre 2015 è qui estratto: ” 12. invita le parti a consentire immediatamente alle agenzie umanitarie un accesso rapido, sicuro e senza ostacoli attraverso la maggior parte delle rotte dirette, consentendo un’assistenza umanitaria immediata per raggiungere tutte le persone bisognose, in particolare in tutte le aree assediate e difficili da raggiungere … ” Questo sforzo umanitario con derratee voli medici dell’Air Force Siriana è stato costantemente sabotato da DAESH e Al Nusra e altri gruppi terroristici legati all’Arabia Saudita. Inoltre, l’articolo 13 non dice nulla su un completo cessate il fuoco PRIMA che i colloqui di Ginevra possano persino iniziare. Il paragrafo 13 è estratto qui: “13. Esige che tutte le parti cessino immediatamente qualsiasi attacco contro civili e oggetti civili in quanto tali, compresi attacchi contro strutture e personale medico, e qualsiasi uso indiscriminato di armi, anche attraverso bombardamenti e raidaerei,accoglie con favore l’impegno dell’ISSG a pressare le parti in materia,e chiede inoltre che tutte le parti rispettino immediatamente gli obblighi previsti dal diritto internazionale, ivi compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale in materia di diritti umani, come applicabile”.
Ora, con la perfetta orchestrazione di Washington, il loro uomo alle Nazioni Unite, Feltman, il PrincipeSalman e Recep Tayyip Erdogan, la miccia sta per essere accesa su quello che si preannuncia come uno dei casi più drammatici di “smembramento nazionale” dal 1939 . Accade invece che mentre il solo troppo intelligentePrincipe Salman ed Erdogan vengonoconvinti dal suadente esottile incoraggiamento diJohn Kerry, da Joe Biden e da quelli di Washington che danno una luce verde per invadere e prendere il controllo del petrolio e del gas dei giacimenti siriani e irakeni,vicinidi casadellaTurchia, con le sue immense ricchezze petrolifere di Mosul, in realtà essistanno per cadere in un’orrenda trappola.
Questa trappola vedrà probabilmente la mappa dell’intero Medio Oriente ridisegnata fondamentalmente per la prima volta dopo l’accordo segreto britannico-francese (e russo fino alla presa del potere bolsceviconel 1917) Sykes-Picot Plan. Come nel 1916, non saranno né i cartografi né i geografi di Riyadh o Ankara a tracciare i nuovi confini. Lo faranno quelli anglo-americani, almeno questo è il piano. Sembra che noi americani in questi giorni possiamo solo organizzare guerre. In questo modo costruiamo la nostra industria con macchine di qualità, acciaio, macchine utensili.
(*) F. William Engdahl è consulente e docentedi rischio strategico, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Ora pro Siria

Monsignor HINDO: «È in atto un piano per cacciar via i Cristiani dalla regione»

La Scuola Elementare ‘Amal’ in Hassakè (foto AINA).
Hassakeh contava 420 000 abitanti di cui 50 000 cristiani prima che Daesh circondasse la zona, ora la città conta solo 150 000 abitanti di cui 5000 cristiani. Ricordiamo che le chiese assire siriane fanno parte del patrimonio mondiale e sono tra le più antiche della cristianità.

di Gianandrea Gaiani

Dopo aver subito uccisioni, espropri, stupri e violenze di ogni tipo da parte dei miliziani jihadisti, prima qaedisti e salafiti e poi dello Stato Islamico, che hanno ridotto al lumicino la loro presenza, i cristiani delle regioni nord orientali siriane subiscono da tempo la “pulizia etnica” attuata dalle forze curde.
“Sono anni che lo ripeto, è in atto un tentativo da parte dei curdi di eliminare la presenza cristiana da quest’ area della Siria” ha detto sabato monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, nel nord-est della Siria. Il presule conferma all’organizzazione Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS – autrice ogni anno di un rapporto che evidenzia le persecuzioni dei cristiani perpetrate in tutto il mondo e in particolare nel mondo islamico) la chiusura di alcune scuole cristiane da parte delle Forze Democratiche Siriane (FDS), la milizia curdo-araba istituita dagli Stati Uniti per strappare le aree tra Raqqa e la provincia di Deir Ezzor all’Isis e impedire alle truppe regolari di Damasco di riconquistare la regione orientale del Paese. Grazie agli aiuti Usa, che in quell’area mantengono basi e oltre 2mila militari, la regione nord orientale siriana è di fatto un territorio autonomo amministrato dalle Forze di difesa popolare curde (Ypg – braccio militare del partito curdo dell’Unione Democratica – PDY), protagoniste della difesa di Kobane e celebrate in Occidente come le più acerrime avversarie del Califfato.
“Già dall’ inizio dell’anno, l’amministrazione locale ha preso possesso di un centinaio di scuole statali, nelle quali ha imposto un proprio programma scolastico e i propri libri di testo” – ha sottolineato monsignor Hindo. “I funzionari curdi ci avevano assicurato che non si sarebbero neanche avvicinati alle scuole private, molte delle quali sono cristiane. Invece non soltanto ci si sono avvicinati, ma ne hanno anche serrato le porte”. La motivazione ufficiale della chiusura di varie scuole cristiane nelle città Qamishli, Darbasiyah e Malikiyah, è che tali istituti hanno rifiutato di conformarsi al programma imposto dalle autorità della regione. “Loro non vogliono che si insegni nella lingua della Chiesa, il siriaco antico, e non vogliono che insegniamo la storia, perché preferiscono inculcare agli alunni la propria storia”. Nulla di diverso, in fondo, da quanto attuato negli stessi territori negli anni scorsi quando erano controllati dallo Stato Islamico.
Hindo non nasconde la preoccupazione, sia per la probabile chiusura di altre scuole cristiane – ve ne sono altre sei soltanto ad Hassaké – sia per i gravi danni che il programma scolastico “curdo”, differente da quello ufficiale siriano, potrà causare agli studenti. “Ho detto ad un funzionario curdo che così una intera generazione verrà penalizzata, perché non potrà accedere a gradi di istruzione superiori. Lui mi ha risposto che sono disposti a sacrificare anche sei o sette generazioni pur di imporre la loro ideologia”. La vicenda rappresenta una conferma del tentativo di “curdizzazione” di quella regione, un piano che secondo Hindo prevede anche l’allontanamento della locale comunità cristiana.
“È almeno dal 2015 che continuiamo a denunciare tale pericolo. Vogliono cacciar via noi cristiani per aumentare la loro presenza”. Ad oggi i curdi rappresentano soltanto il 20 percento della popolazione siriana ma controllano quasi per intero l’oriente siriano, a est del fiume Eufrate, soltanto grazie al sostegno dell’Occidente, Stati Uniti e Francia in testa, che grazie alle milizie curde cercano di impedire che l’intera Siria torni nelle mani di Assad e dei suoi alleati russi e iraniani. Le FDS controllano infatti un’area molto più ampia di quella abitata dalla popolazione curda siriana e la “pulizia etnica” ha l’obiettivo di allontanare i cristiani e “omogeneizzare” la popolazione ricollocando in queste aree le popolazioni curde cacciate dai militari turchi dalle aree di Afrin e Manbji. Attraverso ACS, il presule ha lanciato un appello alla comunità internazionale ed in particolare alle nazioni europee. “La chiusura delle nostre scuole ci addolora. È dal 1932 che la Chiesa gestisce questi istituti e mai ci saremmo immaginati che potessero venire chiusi. L’Occidente non può rimanere in silenzio. Se siete davvero cristiani dovete gettare luce su quanto sta accadendo ed impedire nuove violazioni dei nostri diritti e ulteriori minacce alla nostra presenza nella regione” ha concluso Hindo.
Non è la prima volta che i curdi, in Siria come in Iraq, puntano ad allargare le aree sotto il loro controllo a spese di minoranze di peso etnico inferiore. Lo hanno fatto nella città petrolifera irachena di Kirkuk cacciando soprattutto i turcomanni e, più a est nel Sinjar, gli Yazidi. Dopo la caduta di Mosul e la sconfitta dell’Isis in Iraq, l’invio di truppe di Baghdad e di milizie scite filo-iraniane in quelle regioni ha fatto tramontare il sogno indipendentistico del Kurdistan iracheno relegandolo a un’autonomia molto limitata. In Siria invece l’espansionismo curdo continua a manifestarsi grazie al supporto militare di Washington che finora ha impedito che prendesse piede la proposta di Damasco che offre autonomia ai curdi, ma limitata alla regione del Rojava, in cambio della restituzione allo Stato siriano dei territori oggi occupati dalle FDS che includono giacimenti e pozzi di gas e petrolio.
Il regime siriano di Bashar Assad ha sempre tutelato minoranze e confessioni diverse ed è stato in questi anni di guerra l’unico a sostenere le comunità cristiane. Donald Trump ha più volte manifestato l’intenzione di ritirare i militari statunitensi dalla Siria, iniziativa che renderebbe problematico per le FDS far fronte alle truppe di Damasco e ai loro alleati, inclusi gli iracheni che, come i turchi, non vedono certo di buon occhio la nascita “de facto” di uno Stato curdo nella Siria Orientale.

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