Yemen

Una guerra silenziata

Nel silenzio totale dei media occidentali main stream continua il sanguinoso conflitto nello Yemen

Lo Yemen è uno stato del sud della penisola arabica che si affaccia sul Mar Rosso  e sul golfo di Aden . Con la caduta dell’Impero Ottomano la parte settentrionale del paese è diventata indipendente mentre il sud, colonia britannica dal 1839  ha raggiunto l’indipendenza nel 1967, i due Yemen, differenti per civilizzazione e geografia (1), si sono faticosamente unificati nel 1990 sotto il governo di Ali’Abd Allah Saaleh, che governava il Nord del paese dal 1978. La vicenda che oggi insanguina il paese ha origine sostanzialmente con il ramo locale delle “primavere arabe” che nel 2012 costrinse Saaleh a lasciare il potere che comunque venne assunto dal suo vice Abd Rabbih Mansur Hadi.

La stretta collaborazione di Hadi con gli Stati Uniti e con i Sauditi (2), ha provocato la ribellione delle tribù Houthi aderenti alla setta sciita degli Zayditi che avevano partecipato attivamente alla rimozione di Saaleh e sono legate, per affinità religiose, all’Iran. Le milizie Houthi, a partire dal gennaio del 2014 hanno progressivamente assunto il controllo del paese partendo dai loro insediamenti tribali nel nord ed arrivando nel settembre dello stesso anno ad occupare la capitale Saana e alcuni distretti a sud della stessa.  Nel gennaio del 2015 le milizie sciite e reparti dell’esercito yemenita rimasti fedeli all’ex presidente Saaleh, con un colpo di stato hanno costretto alle dimissioni il presidente Hadi e il primo ministro Khalid Bahah . Il presidente deposto si è quindi rifugiato nel sud del Paese, ad Aden, sua città natale e da qui ha smentito di essersi  dimesso e ha proclamato Aden capitale provvisoria accingendosi a riconquistare le province ribelli e dando così il via alla guerra civile nello Yemen. Guerra civile che si è ben presto trasformata in un conflitto internazionale quando nel marzo del 2015 l’Arabia saudita dava vita ad una coalizione di stati arabi comprendente tutti gli stati del golfo, l’Egitto, la Giordania, il Marocco e il Sudan.

La coalizione ha messo in campo un’armata di 150.000 uomini e un centinaio di aerei che avrebbero dovuto stroncare la ribellione Houthi, sostenuta finanziariamente e diplomaticamente dall’Iran, in breve tempo. Ma, come ebbe a dire un valente stratega del passato, i piani non resistono mai al primo giorno di campagna. Le forze saudite che dovevano penetrare da nord nel cuore della regione tribale Houthi vennero arrestate dai guerriglieri sciiti e dall’esercito rimasto fedele al presidente Saaleh che anzi penetrarono in territorio saudita occupando una fascia di terreno e assediando alcune basi militari avanzate dell’esercito di Ryad. A sud gli insorti raggiunsero e occuparono per un breve periodo la stessa Aden, costringendo Hadi a fuggire in Arabia saudita. Le forze della coalizione a questo punto furono costrette ad impiegare nella riconquista della “capitale provvisoria” forze affiliate ad al Quaeda e all’ISIS creando così un ulteriore fronte di cui parleremo più oltre.

Sconfitte sul terreno le forze della coalizione adottarono una politica di bombardamenti indiscriminati sugli insediamenti civili che per altro, come più volte dimostrato non giunsero a fiaccare la resistenza degli insorti. Faticosamente riconquistata Aden, le forze della coalizione, adesso composte sostanzialmente da mercenari di varie Military company occidentali e da non meglio precisate milizie arruolate in Colombia, con una serie di offensive miranti alla riconquista di Saanà e sempre arrestate dalle forze yemenite, sono arrivate faticosamente alla riconquista del nodo stradale di Taiz dove sono rimaste accerchiate dai “ribelli”.

La situazione sul campo, teoricamente congelata dall’avvio di colloqui di pace in Kuwait, nell’aprile scorso,  è attualmente questa: Sul mare continua il blocco da parte della marina egiziana del porto di Hodeida sul Mar rosso. Nel nord gli Insorti controllano tutto il territorio yemenita e una piccola fascia di territorio saudita occupato nel’aprile del 2015(2).  A sud il fronte è fermo intorno alla città di Taiz che è occupata in parte  dalle forze della coalizione che però sono completamente circondate dalle forze fedeli all’ex presidente Saaleh. Tutta l’area desertica del sud Yemen e l’area petrolifera di Marib teoricamente sotto il controllo della coalizione ma in realtà è contesa tra il governo “legale” e le tribù legate ad al Quaeda contro le quali nell’ aprile e maggio scorsi si sono sviluppate numerose offensive dell’esercito regolare. Nella stessa Aden il controllo del governo del presidente  Hadi è aleatorio e si susseguono gli attentati e gli scontri a fuoco con i guerriglieri dell’ISIS fatti affluire dai Sauditi durante le operazioni di riconquista. In alcune province, sia a nord, a sud di Saanà, che nel sud, il controllo del territorio è appannaggio delle tribù locali sunnite che si schierano con l’uno o l’altro dei contendenti a seconda della convenienza.

Alcune considerazioni politiche e di carattere militare si impongono. La guerra nata come guerra civile è ora un conflitto internazionale, sia sul piano dello scontro che oppone Iran e Arabia Saudita per la leadership del mondo musulmano, sia perche agli Yemeniti del vero Yemen, quello del nord , sciiti o sunniti che siano, si oppongono ormai sul campo forze provenienti integralmente da stati esteri. Sul piano politico ha portato al consolidamento dell’alleanza tra l’Egitto di Al Sissi, che pure partecipa alla guerra solo col blocco navale, e Arabia Saudita. Alleanza che trova il suo cemento nell’avere per motivi opposti un comune potente avversario cioè i Fratelli Musulmani(3).

Le forze armate Saudite e degli stati del Golfo hanno dimostrato di essere, ad onta dei loro costosissimi armamenti acquistati, a suon di miliardi di dollari dalle industrie occidentali, delle tigri di carta delle quali l’Iran farebbe un sol boccone nel caso di scontro diretto. Infine che l’occidente adotta sempre più una doppia morale stracciandosi le vesti per i presunti crimini di quelli che considera nemici e passando sotto silenzio quelli reali dei suoi monetariamente fruttuosi alleati.

Scipione Emiliano

1 Lo Yemen settentrionale è un paese montuoso, ricco di corsi d’acqua, erede di una civiltà millenaria, con una popolazione generalmente urbana e dedita all’artigianato e all’agricoltura. Lo Yemen del sud è una creazione britannica attorno al porto di Aden senza confini definiti col deserto dell’Arabia Saudita abitato da tribù nomadi dedite alla pastorizia.

2) L’area è compresa nella provincia dell’Ashir , originariamente facente parte del regno dello Yemen e conquistata dai sauditi negli anni trenta del secolo scorso, è quindi abitata da popolazioni in gran parte yemenite.

3) I fratelli musulmani sono avversari del Governo di Al Sissi che li ha cacciati dal potere con un colpo di stato per ripristinare una struttura “Nasseriana” dell’Egitto. I  Sovrani Sauditi invece li vedono come potenziali avversari nella leadership dell’universo integralista Salafita.

Yemen … uno stato desaparecido

Per accorgersi che perdura un inferno Yemenita ai soloni dell’informazione main stream c’è voluto il sacrificio estremo di 4 suorine di Madre Teresa… ma così di sfuggita, prima di ritornare ai temi “importanti” come le primarie PD e i capricci dei gay.

Una settimana fa quattro suore Missionarie della Carità, quattro suorine (1) di Madre Teresa di Calcutta avvolte nei loro poveri abiti monacali bianchi e azzurri, simbolo in tutto il mondo della sollecitudine ne confronti degli ultimi della terra,  sono state brutalmente assassinate, assieme ad altre dodici persone nella casa missionaria di assistenza ad anziani e disabili. Nella stessa azione il commando terrorista ha rapito un Sacerdote Salesiano, l’ultimo Sacerdote rimasto ad Aden(2). Solo questo tragico e brutale avvenimento ha fatto si che la guerra che sconvolge lo Yemen facesse una fugace apparizione su quegli organi, TV e quotidiani, che si dicono di informazione.

suoreYemenPurtroppo però nella storia dello Yemen indipendente , a far tempo dalla caduta dell’Impero Ottomano, la guerra è stata una costante. Negli anni 60 del secolo scorso inizio Nasser a voler estendere manu militari l’egemonia della RAU(3) sull’allora Yemen settentrionale.

Poi avvenne l’infelice unificazione tra lo Yemen propriamente detto, abitato da popolazioni di montagna, stanziali, contadine ed urbane dotate di una non insignificante tradizione di civiltà con l’ex colonia britannica di Aden, divenuta indipendente come Yemen del sud.

Quest’ultima, se si esclude il porto di Aden, baluardo, con l’isola di Socotra (4) per il controllo dello sbocco del Mar Rosso, e quindi della rotta di Suez, nell’Oceano Indiano, era ed è un inutile scatolone di sabbia, in cui non si è nemmeno trovato il petrolio, senza confini definiti con l’Arabia Saudita e l’Oman, abitata da tribù nomadi non dissimili dalle tribù beduine saudite ed accomunate a queste dall’adesione alla setta wahabita.

Questo portò nel breve spazio di dieci anni all’acuirsi delle tensioni interne sia di natura economica che di natura religiosa. Queste ultime dovute al fatto che la regione nord occidentale del paese è abitata da tribù aderenti allo Zaidismo, una delle tante versioni dell’islam sciita (5). L’attacco, nel porto di Aden, al cacciatorpediniere USS Cole nel 2000 poi certificò la presenza nel paese di cellule di Al Quaeda esponendo il paese alle consuete rappresaglie americane.

Anche da queste premesse nasce il conflitto attuale che vede in campo da una parte una colazione guidata dall’Arabia Saudita, comprendente tutte le monarchie del golfo, escluso l’Oman, e praticamente gran parte della lega Araba che vorrebbe reinsediare a Sana’a il presidente esiliato Abdu Rabu Mansour Hadi.

Dall’altra i ribelli sciiti Houthi, alleati alle forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh (6) e sostenuti sul piano logistico e militare dall’Iran.

Sul campo lo scontro ha avuto un andamento disastroso per le forze della coalizione a guida Saudita, che pur godendo di un assoluto controllo dei cieli sono riusciti a fatica ad espellere da Aden le forze avversarie ma non ad ottenerne il controllo, ad onta della mossa propagandistica di trasferirvi le ambasciate (7). Infatti per sconfiggere sul terreno le forze avversarie hanno dovuto lasciare che affluissero in città formazioni legate ad al Quaeda o dipendenti dal Daesh le quali, una volta insediate hanno preso a combattersi tra di loro e contro le forze fedeli al presidente Abdu Rabu Mansour Hadi .

Nel nord i miliziani sciiti e la guardia repubblicana fedele a Saleh sono ampiamente sconfinati in Arabia saudita di cui controllano ora una parte del territorio compresa la città di confine di Rabuah e alcune basi militari nelle vicinanze mentre altre basi saudite lungo la frontiera sono circondate.

Nei giorni scorsi è fallita l’ennesima massiccia offensiva saudita per riconquistare Rabuah al nord e la capitale Sana’a mentre secondo voci da confermare le truppe fedeli a Saleh avrebbero riconquistato tutta la provincia meridionale lungo il mar Rosso precedentemente in mano a formazioni legate ad al Quaeda.

L’ unico campo in cui la coalizione miete successi è quello della distruzione sistematica delle infrastrutture del paese mediante bombardamenti aerei che non sortiscono nessun effetto sul piano militare ma che su quello terroristico sulle popolazioni civili sono di sicura efficacia(8).

Ma di questo sui nostri media main stream non ci è dato sapere

Massimo Granata

1 Erano le sorelle Anselm, Margherite, Joudit  e Reginette, due venivano dal Ruanda una dall’India e una dal Kenya.

2 Padre Thomas Uzhunnalil di cui attualmente non si hanno notizie

3 Repubblica Araba Unita, la federazione con cui Nasser ava cercato di unire Egitto, Siria ed Iraq

4 L’importanza di Socotra per il controllo della navigazione è tale che l’URSS vi aveva costruito, nel periodo in cui lo Yemen del sud era una repubblica popolare alleata, una grande base navale

5 Recentemente per evidenti motivi politici gli sciiti yemeniti hanno  dichiarato di aver abbandonato lo Zaidismo per passare allo sciismo Duodecimano come i loro alleati Iraniani

6 In realtà le forze di elite dell’esercito Yemenita sono tutte schierate con l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, senza riguardo all’appartenenza religiosa

7 Aden vive nel caos con continui attentati ora a questa ora a quella fazione teoricamente alleate. La presenza dei tagliagole dell’ISIS poi non può che complicare le cose e il massacro delle suore è certamente scaturito dall’odio satanico che questi portano con se

8 Viene da chiedersi dove siano in questo caso i vari umanitari in servizio permanente effettivo, sempre pronti a scoprire fantomatiche azioni  terroristiche, quando si può accusare qualche presunto nemico dell’occidente di averle perpetrate

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